Il Ritorno

A Albino Pierro Albino Pierro
0 Altın Yaprak
Venne la sera ed il camino arse. Intorno al fuoco, a semicerchio immobili chiusi di nero e senza voce, gli uomini. Sopra una sedia il cane dormiva arrotolato, e in una stanza il morto attendeva l’aurora per navigare sul dolore umano. D’un tratto il cane ringhiò lieve; sugli uomini, come sugli ulivi sotto le stelle, fu una pausa di vento. “Sogna” – dissero in coro a toni bassi quelle ombre nerissime e non si mossero. Silenzio di preistoria nel villaggio. Il cane ringhiò più forte, e gli uomini si volsero. Aveva gli occhi aperti, e trafiggeva il buio dell’ingresso. “Così faceva – commentò una voce – quando rientrava tardi il suo padrone” “Che non lo veda? – dissero altre voci. Il legno esplose tra le fiamme, un rombo vago discese dal camino, un gallo cantò lontano e il vento alto sui tetti un attimo passò. Ebbe la casa un lieve crollo, l’aria rabbrividì, ma gli uomini più immobili di prima e il fuoco ardeva. Ecco, ora il cane spicca un salto, corre, scompare, uggiola nel buio dell’ingresso, e gli uomini, ombrelli che si aprono sotto la pioggia senza rumore si levarono in piedi, si mossero in lenta processione da giorno delle Ceneri divennero le ombre in fondo a un pozzo con riflessi di luna. “Così, proprio così” – pensava ognuno, e facevano cerchio intorno al cane che uggiolava più in fretta saltellava vicino a lui, vicino a lui, (non c’era dubbio) al morto che ritornava con l’impalpabile rugiada dell’eternità sulle spalle che avevano ancora il peso della terra.

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