Il Messia
A
Günün şiiri
· 24 Ağustos 2026
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Altın Yaprak
lme Ninfe di Solima sorgete,
Sciogliete il canto! A celestiali carmi
Angelica si vuol voce del Cielo:
Alme Ninfe intuonate! Le muscose
Fresche fontane, e l’ombre agresti, e i vani
Sogni di Pindo e delle Suore aonie
Or non più ne dilettano. Ah tu o Santo
Spirto deh vieni, e con la dia favilla
Che ad Isaia ’nformò labbro divino
Tu incendi ’l petto mio. Ma tosto il Vate
Rapito nel futuro ecco prorompe:
Concepirà una Vergine, una Vergine
Partorirà. Alto germoglia un ramo,
La radice d’Iesse alto s’eleva,
E di fragranze i sacrosanti fiori
Empiono l’äer. Già l’etereo fiato
In sulle frondi ecco aleggiando muove:
Poggia in vetta la mistica colomba.
Ah voi o Cieli dal più puro grembo
Il rugiadoso nèttare versate,
Ed in dolce silenzio più benigne
Pioggie spargete. Il debile e lo ’nfermo
La pianta salutifera conforta,
Protegge alla tempesta, al caldo adombra.
Ratto all’odor de’ fecondati rami
Fugge il delitto, caggiono le frodi,
Ritorna la giustizia alto librando
L’aurea bilance, e già sul vasto mondo
Stende la pace il ramuscel d’oliva;
Avvolta in bianca veste giù del Cielo
Scende innocenza, presti volan gli anni,
Ed albeggia l’aurora desïata.
Nasci, o fanciullo avventurato, ah nasci!
Vedi Natura a te reca ghirlande
Educate in soave primavera:
Vedi il superbo Libano che estolle
Alto la fronte: ve’ su colli aprici
Ondeggiar le foreste e muover danza:
Ve’ della valle di Saronne alzarsi
Nubi folte d’aròmati e d’incensi:
Ve’ del Carmelo la fiorita vetta
Ir profumando i Cieli. Odi qual voce
La solitudin de’ deserti allegra:
Preparate la strada, un Dio, un Dio,
Un Dio appare. Ed in favella umana
E valle, e monte un Dio, un Dio rimbomba,
Ed ogni rocca umanamente annunzia
L’approssimar di Dio. Dal Cielo inchino
La terra letiziando lo riceve.
V’ergete o valli, vi bassate o monti,
E voi curvando o cedri fate omaggio:
Ammollitevi o rupi, e voi o fiumi
Le rapid’onde aprite, e date via;
Il Salvatore incede! quel da vati
Predetto! uditel voi o sordi, o ciechi
Miratelo: dal denso vel che cuopre
Il visivo raggiar della pupilla
Purgherà l’occhio e verseravvi il giorno;
E dentro delle chiuse vie del suono
Ei grato introdurrà nuovo concento
A dilettare il disgombrato orecchio.
Il muto scioglierà la lingua al canto,
E obbliando lo zoppo il suo sostegno
Esulterà qual giovinetta damma
Che allegra e sciolta in praticel saltella.
Non più sospir, non più lamento o grido
Udran le genti, e d’ogni afflitta guancia
Il pianto ei tergerà. La morte avvinta
Gemerà tra catene d’adamante;
Dentro lo ’nferno sentirà Satana
L’eternale ferita. E come regge
Il pastorello sua lanuta cura,
Va le agnelle smarrite rintracciando,
E a più dritto sentier le erranti sprona;
Le vegghia il dì, le guarda e le difende
Dal malo influsso della buja notte;
In braccio accoglie il tenero agnellino,
Di propria man lo nutre al sen lo scalda,
Così del suo Signor la greggia umana
L’affetto acquisterà. Padre amoroso
Tutti lo avranno i secoli futuri.
Ah non più gente a gente opporran l’arme,
Non d’odio più scintillerà pupilla,
Nè acciar vedrassi balenante in campo,
Nè suon di tromba spirerà ne’ petti
Guerrier furore; ma le lancie inutili
In falci attorte, e in vomer convertite
A colti andran le late scimitarre.
Alti palagi sorgeranno e templi;
Torreggeran vaste Città e Castella;
Il figlio compirà l’opre de’ padri,
E all’ombra degli aviti suoi vigneti
Godrassi al fianco della fida sposa
Languir tra dolci amplessi e caldi baci,
Mentre scherzando i pargoletti nati
A lui ’ntorno faran larga corona
Volger vedendo in bella pace gli anni.
Buon frutto il villanel di sua semente
Corrà, premio abbondante a’ suoi sudori.
E con stupor per le pendici sterili
Vedrà pampini verdi e bionde spiche;
Udrà per le assetate e secche arene
Un nuovo mormorar d’acque caggenti;
Vedrà gigli e vïole ornar le rocche,
E per le valli d’intricati spini
Inchiomarsi l’abete e stender rami
Il vago bosso, e la fiorita palma,
Ed il mirto odorato. L’agnelletta
Col lupo scherzerà ne’ pingui paschi;
E con laccio di rose il garzoncello
A suo talento guiderà la tigre:
Il corridore ed il lion superbo
A un sol presepio gusteranno il cibo;
E la serpe obbliato il suo veleno
Irà del pellegrin lambendo il piede;
E con man tenerella il fanciullino
Del basilisco liscierà la cresta,
E ’l bel lucido verde vagheggiando
Vezzeggierà la biforcuta lingua.
Deh tu sorgi, di raggi incoronata
Imperïal Salèm deh sorgi! estolli
La torreggiante fronte e leva il guardo!
Mira lunga progenie i spazïosi
Adornar penetrali de’ tuoi templi:
Mira uomini e donne ancor non nati
Sorgere in folla domandando vita
Desiosi de’ Cieli. Alle tue porte
Mira barbare genti a folta a folta
Guidate dal fulgor di tua facella
Prostrarsi ai santi altar. Mira già mille
Di corona real fronti ricinte
In tuo cospetto umilemente inchine.
Mira gli accesi altar fumanti e colmi
D’aromatici odor di primavere
Gratissime Sabee. Per te s’infronda
L’Idumea valle, e nutre sue fragranze;
Per te il monte d’Ofir d’oro s’abbella.
Ma già s’apron del Ciel le late porte,
E versa sopra te mare di luce.
Non più per l’ampio azzurro surto il Sole
Indorerà la mattutina aurora;
Nè in sulla sera tornerà la Luna
A inargentar sue corna: poichè tutto
Or si dissolve, e si distempra e perde
Nel radiar superno. Sul tuo tempio
Rompe fiume di gloria e fiamma viva.
Chè è la luce essa stessa che risplende:
La luce rivelata: il giorno eterno:
Giorno eterno di Dio, il giorno tuo!
Disseccheransi i mari, il firmamento
In fumo svanirà; cadranno in polve
E monti e rocche dissipate e sperse:
Ma sol la tua parola, la vitale
Possanza che ne ’nforma e ne redime
Rimarrà. Rimarranno eterni i Cieli:
Starà eterno, o Messia, il regno tuo!
Bu metin şairin özgün dilinde (İngilizce) değil, bir çeviridir.
Kamu malı: şairin ölümünün üzerinden 70 yıldan fazla geçti.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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