Per Santa Cecilia - iii (Lucas)
A Angelo Mazza
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Altın Yaprak
.mw-parser-output .dropinitial{text-indent:0;line-height:1em;float:left}.mw-parser-output .dropinitial+p{text-indent:0}DOPO le tante vigilate e sparte
Rime che stanco avrian forse l’ingegno
Qual è più destro per salire al segno
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4Ond’uom da volgar turba si diparte;
S’io meritai di te, sacrando in carte
Arduo lavoro di memoria degno,
Vergine, e corsi di tue laudi il regno,
8Quello correndo della music’arte:
Deh, quando, aperto il carcer che mi serra,
Vedrommi sotto il piè Cirra, Elicona
11E ’l livor macro ch’ivi a’ buon fa guerra;
Dammi ascoltar la melodia che suona
In ciel sì dolce, e, qual non bramo in terra,
14Quivi d’eterni rai cinger corona.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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