Lasso! che, quando imaginando vegno

F Fazio degli Uberti
0 Altın Yaprak
Lasso! che, quando imaginando vegno Il forte e crudel punto dov’io nacqui E quanto più dispiacqui A questa dispietata di fortuna; .mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Per la doglia crudel che al cor sostegno, Di lagrime convien che gli occhi adacqui E che ’l viso ne sciacqui, Ch’ogni duolo e sospiro al cuor s’aduna. Come farò io, quando in parte alcuna 10Non trovo cosa che aiutar mi possa, E quanto più mi levo più giù caggio? Non so: ma tal vïaggio Consumato have sì ogni mia possa. Ch’io vo chiamando morte con diletto; 15Sì m’è venuta la vita in dispetto. Io chiamo, io prego, io lusingo la morte Come divota cara e dolce amica, Che non mi sia nemica Ma vegna a me come a sua propria cosa. 20Ed ella mi tien chiuse le sue porte, E sdegnosa vêr me par ch’ella dica Tu perdi la fatica, Ch’io non son qui per dare a’ tuoi par posa. Questa tua vita cotanto angosciosa 25Di sopra data ti è, se ’l ver discerno; E però il colpo mio non ti distrugge. — Così mi trovo in ugge A’ cieli al mondo all’acqua ed all’inferno,

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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