Se 'l pensier, che dal core
G Giovanni Guidiccioni
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Altın Yaprak
Se ’l pensier, che dal core
tristo mai non si parte,
potesse farsi altrui, parlando, aperto,
de l’aspro mio dolore
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5fòra scema gran parte,
ov’ei cresce ad ogni or stando coperto;
né in vii loco o deserto,
in piaggia, in selva o in monte
avrei si spesso albergo
10né innanzi, a lato e a tergo
stariami chi mi strugge e fa mill’onte.
Troppo son fier nemici
i pensieri infelici;
sempre stanno a l’assalto ed a l’offesa,
15né giova contro lor fuga o difesa.
Benché, se talor spinto
son tra le genti a forza,
non mostri punto in viso di dolermi
(ahi quanto il mondo è finto
20e quanti in verde scorza
arbor son rosi da secreti vermi!),
io, per celar potermi,
sotto la fronte allegra
chiudo i sospiri e ’l pianto,
25e ’n simulato canto
copro la vita mia dogliosa ed egra,
e con vista serena
fascio l’immensa pena;
e dentro al piè de la fiorita sterpe
30cruda s’asconde e velenosa serpe.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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