Egloga (Benivieni)
G Girolamo Benivieni
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Altın Yaprak
;Mopso
Surge in Etruria a piè de l'alpi un monte,
Che già d'eccelse torri alta e superba
Corona cinse sua cornuta fronte.
Or d'alti boschi ricoperto e d'erba,
L'orride spalle e 'l fredd ventre excide,
Che 'l nome ancor de la sua gloria serba
Sol per colei che prima a' suoi piè vide,
E vede ancor de le sue spoglie ornata
Nel bel fiume specchiarsi ove or s'asside:
E con occhio superbo ancor lo guata
Quasi sdegnoso; e pur da sua bellezza
Tratto, riman la mente conosolata.
Così vinta talor la sua durezza,
Par che beningno ne l'ombrosa valle
Costei vagheggi dalla somma altezza.
Tra 'l fiume e 'l monte nel più vago calle,
Dove un bel prato siede, a cui fanno ombra
De l'alto poggio le cornute spalle;
Tra l'erba e i fior, sotto un bel lauro a l'ombra,
Titiro e Pico in su le gelid'onde
Del bel fiume tirren ch'Etruria ingombra,
Lieti giacean cantando da le fronde
Sacre coperti; a la lor voce alterna
Ecco gli orecchi porge, e poi risponde.
Come talor nel dolce tempo sverna
Progna o la suora, allor che al suo lamento
L'altra risponde e 'l flebil canto alterna.
Ed io con essi alla dolce ombra intento
A gli alti versi mi sedea notando,
Mentre pascean le gregge e 'l vago armento.
Così Titir tacea contento, quando
Pico cantava: e come Pico tace,
Titir così gli risponde cantando:
;Titiro
Se mai ti piacque il divin canto o piace,
Vien, Febo, a incoronar le sacre tempie,
Mentre or cantando a l'ombra tua si giace.
;Pico
Se Pleona il cor de la sua grazia or m'empie,
Non Clio più invocherò, non Euterpe;
Ma sorde son sue orecchie acerbe ed empie.
;Titiro
Floria com'edra in troncon viva serpe
Nel cor mio afflitto, e poi di man mi fugge,
come fra l'erbe e i fior pulita serpe.
;Pico
Pleona qualor s'infiamma, irata rugge,
E come nebbia al vento si dilegua,
E 'l mio cor come neve al sol si strugge.
;Titiro
Prima fia infra le gregge e i lupi tregua,
E pace avran con gli orsi i nostri armenti,
Che Floria non mi fugga, io non la segua.
;Pico
Prima a gli alberi fien gli orridi venti
Benigni, a le mature biade l'acque,
Che di Pleona il cor non si contenti.
;Titiro
Ben fu già grata a' miei stolti occhi, e piacque
Misona a Floria ancora, infino a tanto
Che col suo sposo adulterata giacque.
;Pico
Cantate lieti; e tu, o marito, intanto
Ben puoi contento omai sparger le noce
Che insieme è nato col tuo gaudio il pianto.
;Titiro
Fuggi, Florida mia, con più veloce
Passo; già Polifemo a sè raccoglie
Le gregge; onde il tardar sovente nuoce.
;Pico
Ritorna a l'ombra de le sacre foglie,
Dolce mia Galatea; la serpe al sole
Fischiando la veloce lingua scioglie.
;Titiro
Ridono i prati, ove le luci sole
Floria mia volge, e incoronar si vede
L'erba di bianche e pallide viole.
;Pico
Ovunque torce il suo rustico piede
Misona, o gli occhi, per le piagge i fiori
Cadono, e l'erba al tristo aspetto cede.
;Titiro
Escon da gli alti boschi i lupi fuori:
Raccoi, Tirsi, gli armenti, e voi l'errante
Greggia volgete al vostro ovil, pastori.
;Pico
Torna, Delia, che fai? da l'alte piante
Già l'ombra scorcia co' suoi raggi Apollo,
Che pur mo fiammeggiar parea in levante.
;Titiro
Lasso, che amor da l'indurato collo,
Crudel, d'un paventoso taur disciolse
L'attrito giogo, e intorno al mio legollo.
;Pico
Amor da' biondi crin benigno sciolse
Di Pleona gentile un aureo laccio,
Con le sue mani, e intorno al mio l'avvolse.
;Titiro
Lacera al foco al sole il vitreo ghiaccio,
Ed io a gli occhi tuoi, Floria mia bella,
Mi struggo ardendo, e talor freddo agghiaccio.
;Pico
L'erbetta per le piagge tenerella
Con gli altri fiori al sol si nutre e cresce,
Ed io a' raggi di mia viva stella.
;Titiro
Muor fuor de l'acque in secco lito il pesce,
L'agnel ne l'onde; io fuor de le tue luce
Muoio e rinasco; onde di me m'incresce.
;Pico
Pommi ne l'acqua, o dove il foco luce,
Lieto cantando viverò mill'anni,
Pur che Pleona mi vegga o sua luce.
;Titiro
Vivon, miserte greggi, a' vostri danni
Intenti i lupi, e i cani intenti a quelli;
Floria a' miei sospiri ed a gli affanni.
;Pico
Porgon le madri a' lor teneri agnelli
Pietose il latte; e me Pleona vivo
Tien sol col lume de' suoi occhi belli.
;Titiro
Cede il pallido giunco al verde ulivo;
Cede a gli eccelsi pin l'umil viburno;
Cede ogn'altra a costei che scrivo.
;Pico
Cede a la luna ogni splendor notturno,
La luna al sole, a Pleona il sol, veggendo,
Gli occhi suoi vaghi, e 'l chiaro volto eburno;
E Floria vinta si riman piangendo.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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