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Giuseppe Paolucci

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Giuseppe Paolucci şiirleri

Arama yardımı

Di febbre ria, ma più dal duolo oppressa Langue, o Tirsi, d’Arcadia il più bel fiore: Ninfa, che non so dir, se porti impressa Beltà maggior nel volto, oppur nel cuore.…

Ecco il tempo, o Israele, ed ecco il giorno, Che lo scettro di Giuda a Giuda è tolto; Ecco il tuo Re già nato, onde ritorno Farai da’ lacci, in libertà disciolto.…

Or che Sirio in Ciel risplende, Di quel biondo almo lieo, Che sì brilla, e d’òr s’accende, M’empi il nappo, o Alfesibeo.…

Quel, che t’offre l’Arcadia umil suo canto, Sol atto a celebrar Ninfe e Pastori, Deh non sdegnar, ch’avrà fors’anco il vanto Di dire un giorno i tuoi guerrieri onori.

Roma in veder dall’empia etade avara Scossi i grand’Archi, onde sen gìa superba. Ed ogni mole più famosa, e rara Giacer sepolta fra l’arene e l’erba;…

Se in me reo di più colpe il giusto Dio Grave talor l’irata man distese, Pietà gridai pentito, e quindi apprese L’alma a por freno, e norma al suo desio.…

Vedi quell’Edra, Elpin, che scherza ed erra Folta a quel muro intorno, e che la faccia Par che gli adorni: oh qual ruina e guerra, Se più s’avanza, di portar minaccia!…

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