Ben mi degio alegrare

R Ruggierone da Palermo
0 Altın Yaprak
Ben mi degio alegrare e far versi d’amore, ca cui son servidore m’à molto grandemente meritato; non si por[r]ia contare lo gran bene e l’aunore. Ben agia lo martore, ch’io per lei lungiamente agio durato. Però consiglio questo a chi è amadori: non si ’[n]speri, sia buon soferidori e lui no ’ncresca la gran dimoranza; chi vole [ben] compire sua [ 'n]tendanza, viv’a speranza, chè non mi par che sia di valimento da c’omo vene tosto a compimento. Ben ò veduto [a]manti a cui par forte amare e non vole penare, e fa come lo nibio certamente: ch’egli è bello e possanti e non vole pigliarc, per non troppo affan[n]are, se non cosa quale sia pariscente. Così fa quelli c’à povero core di soferire pene per amore, e già sa egli ca nulla amistanza non guadagna omo mai per vilitanza. Sia rimembranza: chi vole amor di donna viva a spene, [e] contisi in gran gioi tut[t]e le pene. Così dovemo fare come il buon marinaro, che corre tempo amaro e per affanno già non s’abandona; pria s’adastia al ben fare, ancor che li sia caro; mentr’unque à buon dinaro non si ricrede de la sua persona. [ . . . . . ] Vede la morte ed à sempre speranza e sta in tormento e dassi buon conforto, ’nfin che camp’ a rio tempo e giunge a porto, ed in diporto non li rimembra poi di quelle pene. Dolci è lo male ond’omo aspetta bene!

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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