Amor, quando mi membra

B Bondie Dietaiuti
0 Altın Yaprak
Amor, quando mi membra li temporal’ che vanno, che m’han tenuto danno, già non è maraviglia s’io sconforto, però c’alor mi sembra ciascuna gioia affanno, e lealtate inganno, e ciascuna ragion mi pare torto. E paremi vedere fera dismisuranza, chi buono uso e leanza voglia a l[o] mondo già mai mantenere, poi che ’n gran soperchianza torna per me piacere, e ’n gran follia savere, per ch’io son stato, lasso, in grande er[r]anza. Ma lo ’ncarnato amore di voi che m’ha distretto, fidato amico aletto, mi sforza ch’io mi deg[g]ia rallegrare. Dunqua mi trae d’er[r]ore, ché ’l tuo valor perfetto mi dà tanto diletto, che contro a voglia aducemi a cantare. Però m’ha confortato e sto di bona voglia . . . . [-oglia] de lo noioso tempo intrebescato; ma par che ’n gioi’ s’acoglia l’affanno c’ho portato, guardando al tuo trovato, amico, che d’er[r]anza mi dispoglia. Ma par ca per usag[g]io avenga spessamente c’omo ch’è canoscente, per molto senno ch’ag[g]ia e cortesia, ch’ello pregia non sag[g]io: così similemente m’ave[n] di te, valente, discreto e sag[g]io e nobil tut[t]avia, ca più ch’io non son degno e non ho meritato sono da te pregiato, onde di grande amor m’ha’ fatto segno. E como se’ ’nsegnato, dotto e di ric[c]o ingegno! Per ch’io allegro mi tegno, veg[g]endo te di gran savere ornato. La salamandra ho ’nteso, agendo vita in fuoco, che fora viva poco se si partisse da la sua natura; del pesce sono apreso che ’n agua ha vita e gioco, e, se parte di loco, ag[g]io visto c’ha vita pic[c]iol’ ora. Ed ogne altro alimento notrica un animale, ciò ho ’nteso, lo quale, se se’n parte, che viene a finimento: così tanto mi vale lo tuo inamoramento, che mi dà alegramento, e sanz’esso dub[b]ierei aver male. Canzon, va’ immantenente a quelli che ’n disparte dimora in altra parte, ed èmi ciascun giorno pros[s]imano; ed imprimieramente salutal da mia parte, poi digli che non parte lo meo core da lui, poi sia lontano; digli che ’n pensagione mi tiene e ’n alegranza, tanto mi dà baldanza, lo meo core ch’e stato ['n] sua magione, ca vi fe’ adimoranza per certo in istagione: dunqua ben fa ragione, poi ch’è suo propio, se ’l guarda ed avanza.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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