Celeste dono è la beltà, che scende

C Ciro di Pers
0 Altın Yaprak
Celeste dono è la beltá, che scende ad invaghir qua giú l’umane menti de’ beni eterni, e a sollevarle al cielo; chiare faville accende ne’ foschi cori e co’ suoi raggi ardenti sgombra de’ pigri affetti il lento gelo; sotto un leggiadro velo, vie piú ch’all’occhio, all’intelletto scopre di lavoro divin mirabil opre. Ma non sempre ella suol ne’ regi tetti covar tra gli ostri e riccamente adorna sfidar le gemme in paragone e gli ori; ché d’ameni boschetti spesso a l’ombra riposta anco soggiorna, e d’un prato ridente emula i fiori. Quivi ne’ freschi umori d’un puro fonticel si specchia e lava, e co’ fregi dell’erba i crini aggrava. Fan di gemme inaspriti aurei monili, d’argentei scherzi varïati manti, pompa non di beltá, ma di ricchezza; son degli avi gentili l’alte memorie e i celebrati vanti, fregi di nobiltá, non di bellezza: ch’ella per sé s’apprezza e si brama per tutto ove si vede, e cieco è quei ch’altra ragion ne chiede.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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