Agresti Dii, sù quest’opaco altare, Che v’alzò de’ Pastor divota cura, Con la sua destra Coridone, e giura, Che non vuol più l’empia Selvaggia amare.…
Diceami Alcon ne la mia prima etate, Quando in groppa men gìa di bianche agnelle, Che l’Alme nostre a le native stelle Gian dopo morte, ove fur pria create.…
Ebbi già del tuo stral l’anima punta, Barbaro Amore, ahi pur convien ch’io ’l dica; Ma s’io non erro, e m’è la sorte amica, È la mia servitude al suo fin giunta.…
Eran d’Amor le amare sorti ascose Al giovinetto errante pensier mio, Quando nel regno di quel folle Dio, Ripiegò l’ali, e ’l piede in terra pose.…
Fatto Signor dell’Isola guerriera, Che su gl’occhi di Libia alza le Croci, Regna, o buon Marco, e a i Cavalier feroci, Fra cui Campion pugnasti, or Duce impera.…
Mirando il volto, ove le nubi, e ’l fuoco Porta lo sdegno, e i rai copre d’oscuro, Scritto vi leggo aspro decreto, e duro Che dice: fuggi, o tu morrai fra poco.…
Perchè barca io non ho nè rete allargo Per mar profondo, ma soletto e gramo M’alberga un sasso, e vò talor sul margo Dove i pesci minuti aspetto a l’amo:…
Per quelle vie, che cento strali e cento Apriro, uscendo il nobil sangue fuore, Languìa Bastiano, e il barbaro furore Allentò l’arco, ond’il credea già spento…
Qual Augellin, che da lontana parte Torna a veder l’arbor nativo e il lido, Pieni di desio del dolce antico nido Cercal di ramo in ramo a parte a parte:…
Quando la sera su ’l tranquillo Mare Soavemente l’aura increspa l’onda, Sparsa la chioma al vento umida, e bionda, Sorger suol Galatea dall’acque chiare.…
Quel nappo, o Galatea, che a me dal collo Pende l’està quando le biade io falcio, Sculto è d’intorno da man greca, ed hollo Tolto ad un Fauno, che schiantommi un salcio.…
Rivolto al Mar, che del suo molle vetro Fa specchio ad Etna, e ’l piè le inalga e ingionca, Il gran Re dei Ciclopi, a cui la tronca Arbor già d’alta nave è verga e scettro;…
Se il merto, o Amici, oggi da voi s’onora, Abbia questo, ch’io cedo onor sovrano Colui, che primo per le vie di Flora Segue il gran Cosmo, e gli sostien la mano.…
Simile a sè mi fe’ l’alto Fattore, Perch’io l’amassi; e quinci amato Che nascer suol da somiglianza Amore, Mirando sè nella sembianza altrui.
Sì, sì ti veggio: a che saltelli, e scappi Pel ginestro, rio Satiro maligno? Ma se fra queste branche un giorno incappi, Tu non farai più cavriola, o ghigno.…
15 / 18 gösteriliyor