Poichè l'ingegno uman feroce e duro
G Gabriello Chiabrera
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Altın Yaprak
Poichè l’ingegno uman feroce e duro,
Tutto rivolto agli altrui danni, e scorni,
Converse in terra de’ Saturnii giorni
Il bell’ôr fiammeggiante in ferro oscuro;
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Turbaro nembi il ciel sereno, e sorse
Schiera di febbri a nostro scampo infesta,
Nè pur sotto Orïon cruda tempesta
I larghi campi di Nettun trascorse,
Navi affondando; ma di fiamma inferna
10Nuova Etna vomitò Chimera ardente;
E crescendo fra piaghe aspro serpente,
Ingombrò di terror gli antri di Lerna.
Taccio di Creta ne’ Dedalei chiostri
Il Minotauro, o miserabil mondo,
15Se a pro di lui non si spingeano al fondo
Per forti destre i formidabil mostri.
Ben all’anime eccelse inni festosi
Sacrò la gente, e loro sculse acciari,
E ben a gran ragion gli astri più chiari
20Ornò col pregio degli Eroi famosi.
Che se virtù de’ suoi fedeli i petti
Forte eccitando a sommi rischi espone,
Giusto è, che non indarno auree corone;
Di bella gloria a lor conforto aspetti.
25Dolcissimo ad udir: nè tempro invano
La cara cetra, ed oggi teco il dico;
Che benchè io parli del buon tempo antico,
Da te, Francesco, io non men vo lontano.
Tu de’ nobili Regni, onde si bea
30Napoli altera, già reggesti il freno,
Ed a ben farla fortunata appieno,
In saldo seggio vi fermasti Astrea.
Sotto l’inclito scettro umíl fortuna
Timor non ebbe di superbo orgoglio;
35Nè Cerere sofferse in fier cordoglio
Rimirar di sue spiche alma digiuna.
Or caro al grande, ne’ cui regni il giorno
Agli occhi s’apre de’ mortali, e chiude,
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
Bu şiiri puanla
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