Quando il mel de' lor concenti

G Gabriello Chiabrera
0 Altın Yaprak
Quando il mel de’ lor concenti Presso Dirce i gran Poeti Dier per oro lusinghieri Disser sol, come possenti Furo i Greci infra gli Atleti, O veloci in su i destrieri. Non cur’ io sì basso vanto, Che se Dedalo m’impenna Di cader non ho temenza; Carlo, i fulmini tuoi canto Infra l’Alpi di Gebenna, E sull’onde di Durenza. Se d’Italia ogni antro oscuro Per ornar tuoi regj affanni Stancherà più d’una incude, Dall’obblio non sei sicuro; Perocchè di vincer gli anni Vil martel non ha virtudo. Ma la falce empia mortale, Che immortal valor disdegna, Sa schernir mio nobil verso; Che se al piè gli metto l’ale, Come Clio dolce m’insegna, Vola ognor per l’Universo. D’Amedeo l’inclita gloria Là di Rodi in su sull’arene Venia scura al Mondo omai; Ma rifulse sua memoria, Quando al fonte d’Ippocrene Dolcemente io la lavai. Del qual Re per certo parmi Per cammin di lunga etate Che non sei l’erede in vano; Così forte hai cinto l’armi Contro all’alme scellerate Per la Fè del Vaticano, Ciascun’alma vincitrice Di mio stil non degnerei, Sol ne’ turbini funesti Quella spada appar felice, Per cui s’ergono trofei Cari al guardo de’ Celesti, Quinci a te sacro mia lira, Ricca ognor d’eterei suoni, Onde è Clio nuova maestra; Or tu dunque infiamma l’ira, L’ira, ch’arma di gran tuoni L’invincibile tua destra.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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