Amenità di Reggio
M Michelangelo Naldi
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Altın Yaprak
Di queste ultime forse itale sponde
V’ha più vago paese? È quello il Faro,
Ove da le voragini profonde
Scilla e Cariddi fervono del paro
Rapacemente, e su pel mar cangiante
Quasi pinta ne appar l’ira estuante.
Ve’ come, onda sovr’onda esagitata,
Giù l’assidua marea si rompe e tuona,
E in improvvisi abissi or si dilata,
E d’improvvisi colli or s’incorona,
Terror de’ naviganti. Ecco lo Stretto
Di formidato ed ammirando aspetto!
L’interfuso Oceàn parte gli Etnei
Dal grembo del materno italo suolo:
Per questa proda genïal, cui dei
Preporre il singolar Bosforo solo,
Guidan danze le Grazie, e più gentile
Il puro aër balena al sol d’aprile.
Ove tu volga il piè, fiori qui premi:
Qui l’està sorridente obblia sua meta;
Qui di soavi e gravidi racemi
Avvolge Autunno la sua fronte lieta;
Da questi inverni temperati e brevi
Fugge remoto il gel, fuggon le nevi.
Mentre voli coll’alma innamorata
A l’Aretusio fonte, ecco le vette
De l’Etna! Ecco Messina! Ecco la Fata,
Che per sì varie guise i rai riflette
Del sol nascente, quando l’alba estiva
De le porpore sue veste la riva!
Pe’ concavi del mare e pe’ convessi
Specchi del ciel Morgana i rai sorgenti
Mesce e tempera sì, che, pinte in essi,
Salde dirai le imagini e viventi
Di Glauco afflitto che d’amor ragiona,
E di Zancle la bella, e di Catona.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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