Se per l'antica etate

G Gabriello Chiabrera
0 Altın Yaprak
Se per l’antica etate Nella foresta delle valli Idée Contesa fu tra le superne Dee Per pregio di beltate, E se stimaro di bellezza il vanto Dive, che d’ogni bene avean cotanto: E s’al nobil Pastore, Che la sentenza memorabil diede Nè d’imperio, nè d’oro alta mercede Nulla non mosse il core; Ma promessa beltà sì lo sospinse, Che ’l caro premio d’or Venere vinse. Se così fu, Reina, Che sei sull’Arno, qual sull’Indo il Sole, Benignamente al suon di mie parole L’altera orecchia inchina; Nè disdegnar, ch’altre tue glorie io taccia, E sol di tua bella memoria faccia. Ben numerar potresti Per meraviglia altrui numero d’Avi, Scettri, Regi e Corone, inclite Chiavi, Reami almi celesti; E d’acerbo avversario i Duci estinti, O per trionfo incatenati e vinti. Ma quante al Mondo furo Per imperio, e per ôr Donne possenti, Per cui la fama intra l’umane genti Copre rio nembo oscuro, Là ’ve par ch’ad ognor fiammeggi, e viva Per ardor de’ begli occhi Elena Argiva. E se tanto s’apprezza Rara beltà, ch’Europa afflisse, ed arse Asia così ch’in sulla terra sparse Sua più sublime altezza, E per cui di dolor sospira ancora Tetide in mare, e su nel ciel l’Aurora. Quanto, o quanto sconviensi A’ cari tuoi costumi, amabil Clio, Se da donna real del cantar mio Molto pregiar non pensi, Dalle cui luci al Ciel care e dilette Altera pace, altero amor promette. Perchè beando avvampi, Ha nella bella guancia avorj, ed ostri; E perchè chiara strada ella ne mostri Verso i celesti campi. E le terrene tenebre consoli, Nel bel Ciel della fronte ha duo be’ Soli. Che con la man di neve L’anime leghi in sulla cetra Ibera, Che scherzando co’ suoni or tarda, altera, Ora leggiadra, e lieve Regga amorosa l’onorate piante, Io sarei forse a celebrar bastante. Ma che veloce in cella Il corso rompa alle fugaci belve, Che con asta superba empia le selve, Di Deità novella: Io dir non oso, e di mia lingua il suono Debile a tanto impetrerà perdono. O fra l’illustri e chiare Bellezze eccelse, onde son servi i cori, Beltà suprema, i tuoi veraci onori Son veramente un mare, E nocchier, ch’a lodarli ancora sciolga, Riva non trova, che di porto il tolga.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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