Il distico dell'inganno

S Sergio Corazzini
0 Altın Yaprak
Mi tendevi le braccia, mi chiamavi con la voce dolcissima e dolente, e roteavi disperatamente le tue pupille un dì tanto soavi. I capelli biondissimi, già schiavi di fulgido diadema che la gente t'invidiava silenziosamente, sciolti i capelli al vento abbandonavi. E la tua voce sospirava: «Vieni, torna amor mio, fra le mie bianche braccia tu sarai il mio re, non già il mio schiavo!» Mi parve d'impazzir, con gli occhi pieni di pianto, corsi con giuliva faccia. Credevo d'esser desto, ahimè, sognavo! Il sole tramontava nel suo mare, era il ciel di viole. Ginocchioni io leggevo nei tuoi grandi occhi buoni, che mi lasciavi un tempo sfiorare con la bocca, io leggeva ne le care pupille tue, la fine. Le illusioni, fulgidi, immensi, ma fragili troni, col sole io le vedeva tramontare... E lentamente, come se il tuo cuore rimanesse nel petto mio squassato dai singulti, con dolce e noto gesto mi porgesti la man piccina, fiore di neve, ed io la strinsi disperato... Credeva di sognare, oh no, era desto!

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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