Per un amico, morto

S Sergio Corazzini
0 Altın Yaprak
Fu dato di ricordare all'uomo, perchè, amico, mio dolce, morto, pianga molto, nel ripensare quello che d'un sogno antico nel core, gli rimanga. Tu ridevi, un tempo, tanto; eri, a volte, non scordo, un po' triste e un po' folle. Piangevi! Sì; ma un pianto tenue, che il ciglio, ricordo, non ti lasciava, a lungo, molle. Coglievi tanti asfodeli; ti piacevano, è vero? Molto! Molto: anche adesso, che sai le meraviglie dei cieli, li hai, nel piccolo cimitero, sotto l'immobile cipresso? No, povero amico, povero amico senza i fiori che amavi e senza sole! Perché, nell'ultimo ricovero, il corpo, che non ha più dolori, non ha più parole? Perché? Ti lagneresti di questa mancanza, amico, chiamando i tuoi fiori divini. Invano: sotto i cipressi, mesti, languirebbe il richiamo antico, come un pianto di canarini. Però, vedi, se da ogni mia lagrima nascesse un asfodelo, tu saresti, amico, pago come lo fosti nei sogni, o t'invidierebbe il cielo che di soavi miracoli è vago. Ora, amico mio dolce, riposi in eterno, tra morte creature, e m'hai lasciato quaggiù, a soffrire! Oh, ma questo, anima come l'osi? Schiudi le labbra pure, e fammi tu, morto, morire.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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