Oh possente Armonia
T Tommaso Crudeli
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Altın Yaprak
Oh possente Armonia,
io questo a te consacro
tributo grazïoso
del verso vario e sacro
e del dolce sonante inno festoso.
La provida Natura
rimira con piacere
il sommo tuo potere,
e lascia alla tua cura
l’opere sue più belle,
il gran moto del sole e delle stelle.
Quando l’argiva nave
del tempestoso mar l’instabil onda
prima affrontò,
per te di Tracia il musico soave
dalla dorata fluttüante sponda
alto cantò.
Né quelli eroi vedeano,
intenti ad ascoltar,
gli alberi che scendeano
dal Pelio ombroso al mar.
A quel canto guerriero
il settemplice scudo
Giasone dispiegò,
e l’ardor giovenil fatto più fiero,
ciascuno il ferro nudo
in atto di ferire alto levò.
Per te dolente Orfeo
del Tartaro profondo
i regni ardenti penetrar poteo;
poi ritornar sicuro
da quell’abisso oscuro.
Il flebil canto vinse
l’inesorabil Morte,
e l’Inferno costrinse
a render Euridice al suo consorte.
Per te l’incomparabil Farinello
seguito dalle Grazie e dagli Amori,
ne i notturni teatri, Orfeo novello,
d’ineffabil dolcezza asperge i cuori.
Belle Muse suonatrici,
di Parnasso deh lasciate
le poetiche pendici.
Qui scendete, ed inspirate
dal bel labro imporporato
venticello regolato,
onde il flauto in mesti accenti
mormorando si lamenti.
L’alte scene rimbombino
del numeroso strepito
della tromba e del timpano,
l’uno acuto e giocondo,
l’altro basso e profondo.
Risveglino le dita
voce di corde d’oro
nel cimbalo sonoro,
che grato e maestoso
nel viaggio armonïoso
e la fuga e ‘l riposo agli altri addita.
Ecco egli canta: l’agil voce alata
su volubili ruote
in mille giri ondeggia
per gli aerei sentieri;
ora dolce e librata
sulle tremule note
ci distilla nel cuor nuovi piaceri;
ora dal corso usato
con felice disordine si parte,
e rapisce una Venere amorosa,
che nascosa ridea di là dell’arte;
or stringendosi al fianco
le spazïose piume,
con volo ardito e franco
s’indora a i raggi dell’etereo lume;
e per l’immensa via
dell’aerea campagna
punte seguirla appena
la veloce Armonia
sua diletta compagna.
Cinta di nuova luce
per fulgido cammino
dall’alto ecco discende,
e dal ciel ne conduce
quel concento divino
che l’anima sorprende:
qual dolcezza in udire
scemati a grado a grado
i suoi più vivi tuoni,
e lei bassa e minuta
fra mormoranti suoni
dispergersi e morire,
in languida caduta;
sempre soave, maestosa e vaga,
qual Iride celeste,
che glorïosa in arco
tra colorate nubi alto passeggia,
e spiega in ciel la fluttüante veste,
dove il raggio del sol scherza e fiammeggia
in mobili tinture
ora chiare, ora oscure,
finché noi di quaggiù con maraviglia
miriam l’aureo color, l’azzurro e ‘l verde
che manca a poco a poco e si disperde.
Ma qual nuovo diletto
giù nell’anima piove?
Ah, ch’ei schiude dal petto
semplicetta e leggiera
l’arietta lusinghiera:
ella appena si muove
delicata e tremante
per la segnata via,
ch’ogni infelice amante
i suoi tormenti oblia.
L’Invidia teatrale
sorpresa il colpo arresta
al suo flagel fatale,
e gli sciolti serpenti
intorno all’atra testa
pendon taciti e intenti.
Zeffiri lusinghieri
da’ ventagli ondeggianti
dolcemente destati,
non trascorron leggieri
per bei visi infiorati.
L’ali lor tremolanti
non tuffan nel cinabro
o di guancia o di labro,
ma su dipinte sete,
su gl’intagliati avori,
tra preziosi colori,
tutte placide e chete
le piume lor distendono,
quivi il suo canto intendono.
Nell’agitato petto
dell’amante geloso
il canuto Sospetto
a placido riposo
i suoi cent’occhi e cento
chiude soavemente;
né più rimira intento,
sdegnoso e taciturno,
se sotto l’ombra del ventaglio eburno
copra la giovinetta il tradimento.
Amor, che non si ferma
nella bassa platea, ma spiega in alto
de i dipinti palchetti al dubbio lume
le sue purpuree piume,
e lassù mille dee ferisce e accende;
e talor fra le scene
cari lacci e catene
e reti d’oro ei tende:
ogni ufizio abbandona;
indi sopra la testa
di te, nobil cantore,
il legger volo arresta:
qui librato sull’ali,
e di mirto e d’alloro
intrecciata corona
colla man pargoletta alto sostiene.
La faretra e gli strali a punta d’oro,
la facella e l’altre armi coricide
sparse intorno al tuo piè mira, e sorride.
Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv
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