Crepuscolo di sabbiatori

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
I barconi risalgono adagio, sospinti e pesanti: quasi immobili, fanno schiumare la viva corrente. È già quasi la notte. Isolati, si fermano: si dibatte e sussulta la vanga sott’acqua. Di ora in ora, altre barche son state fin qui. Tanti corpi di donna han varcato nel sole su quest’acqua. Son scese nell’acqua o saltate alla riva a dibattersi in coppia, qualcuna, sull’erba. Nel crepuscolo, il fiume è deserto. I due o tre sabbiatori sono scesi con l’acqua alla cintola e scavano il fondo. Il gran gelo dell’inguine fiacca e intontisce le schiene. Quelle donne non sono che un bianco ricordo. I barconi nel buio discendono grevi di sabbia, senza dare una scossa, radenti: ogni uomo è seduto a una punta e un granello di fuoco gli brucia alla bocca. Ogni paio di braccia strascina il suo remo, un tepore discende alle gambe fiaccate e lontano s’accendono i lumi. Ogni donna è scomparsa, che al mattino le barche portavano stesa e che un giovane, dritto alla punta, spingeva sudando. Quelle donne eran belle: qualcuna scendeva seminuda e spariva ridendo con qualche compagno. Quando un qualche inesperto veniva a cozzare, sabbiatori levavano il capo e l’ingiuria moriva sulla donna distesa come fosse già nuda. Ora tornano tutti i sussulti, intravisti nell’erba, a occupare il silenzio e ogni cosa s’accentra sulla punta di fuoco, che vive. Ora l’occhio

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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