Le maestrine

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato, le mie belle colline — hanno un frutto migliore che fantastico sempre e non ho morso mai. Quando si hanno sei anni e si viene in campagna solamente l’estate, è già molto riuscire a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche. Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati, si parlava di donne tra un gioco e una lite e quegli altri sapevan misteri e misteri sussurrati ghignando nell’ozio divino. Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora — la domenica — parasolini passar dal paese; ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi. Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre sul terrazzo a trovarci bei parasolini, vesti chiare d’estate, parole ridenti: maestrine. Parlavan magari di libri imprestati tra loro — romanzi d’amore — e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto e non pensavo ancora alle braccia scoperte, ai capelli assolati. Il mio solo momento era quando sceglievano me per guidare il gruppetto a mangiare dell’uva e sedersi per terra. Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero se non avevo già l’innamorata. Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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