Fumatori di carta

C Cesare Pavese Cesare Pavese
Günün şiiri · 02 Ekim 2026
0 Altın Yaprak
Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo e imbocca il clarino. Comincia un baccano d’inferno. Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi, della pioggia fan sí che la luce vien tolta, ogni cinque minuti. Nel buio, le facce danno dentro stravolte, a suonare a memoria un ballabile. Energico, il povero amico tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce, rompe il chiasso sonoro, s’inoltra, si sfoga come un’anima sola, in un secco silenzio. Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati: contadine le mani che stringono i tasti, e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra. Miserabile sangue fiaccato, estenuato dalle troppe fatiche, si sente muggire nelle note e l’amico li guida a fatica, lui che ha mani indurite a picchiare una mazza, a menare una pialla, a strapparsi la vita. Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent’anni. Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame. Venne anch’egli a Torino, cercando una vita, e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare sulla propria fatica la fame degli altri, e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace camminando, assonnato, le vie interminabili nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni

Kamu malı: şairin ölümünün üzerinden 70 yıldan fazla geçti.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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