Rivolta

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
Quello morto è stravolto e non guarda le stelle: ha i capelli incollati al selciato. La notte è piú fredda. Quelli vivi ritornano a casa, tremandoci sopra. È difficile andare con loro; si sbandano tutti e chi sale una scala, chi scende in cantina. C’è qualcuno che va fino all’alba e si butta in un prato sotto il sole. Domani qualcuno sogghigna disperato, al lavoro. Poi, passa anche questa. Quando dormono, sembrano il morto: se c’è anche una donna, è piú greve il sentore, ma paiono morti. Ogni corpo si stringe stravolto al suo letto come al rosso selciato: la lunga fatica fin dall’alba, val bene una breve agonia. Su ogni corpo coagula un sudicio buio. Solamente, quel morto è disteso alle stelle. Pare morto anche il mucchio di cenci, che il sole scalda forte, appoggiato al muretto. Dormire per la strada dimostra fiducia nel mondo. C’è una barba tra i cenci e vi corrono mosche che han da fare; i passanti si muovono in strada come mosche; il pezzente è una parte di strada. La miseria ricopre di barba i sogghigni come un’erba, e dà un’aria pacata. Sto vecchio che poteva morire stravolto, nel sangue, pare invece una cosa ed è vivo. Cosí, tranne il sangue, ogni cosa è una parte di strada. Pure, in strada le stelle hanno visto del sangue.

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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