Esterno

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
Quel ragazzo scomparso al mattino, non torna. Ha lasciato la pala, ancor fredda, all’uncino — era l’alba — nessuno ha voluto seguirlo: si è buttato su certe colline. Un ragazzo dell’età che comincia a staccare bestemmie, non sa fare discorsi. Nessuno ha voluto seguirlo. Era un’alba bruciata di febbraio, ogni tronco colore del sangue aggrumato. Nessuno sentiva nell’aria il tepore futuro. Il mattino è trascorso e la fabbrica libera donne e operai. Nel bel sole, qualcuno — il lavoro riprende tra mezz’ora — si stende a mangiare affamato. Ma c’è un umido dolce che morde nel sangue e alla terra dà brividi verdi. Si fuma e si vede che il cielo è sereno, e lontano le colline son viola. Varrebbe la pena di restarsene lunghi per terra nel sole. Ma a buon conto si mangia. Chi sa se ha mangiato quel ragazzo testardo? Dice un secco operaio, che, va bene, la schiena si rompe al lavoro, ma mangiare si mangia. Si fuma persino. L’uomo è come una bestia, che vorrebbe far niente. Son le bestie che sentono il tempo, e il ragazzo l’ha sentito dall’alba. E ci sono dei cani che finiscono marci in un fosso: la terra

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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