Il ragazzo che era in me

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati. Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole, e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi scollinava da solo cercando bisonti e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia. Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra. Ora, l’aria era fresca e la medica pure vellutata profonda, spruzzata dei fiori rossogrigi e le nuvole e il cielo s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo. Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua. Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole: il padrone del prato, un nemico di casa, che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato di guastar roba mia, che potevo, e lavarmi la faccia. Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani, a fissare tremando quel volto offuscato. Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo! Se il ragazzo non ebbe il coraggio, m’illudo a pensare che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo. Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce borbottando, gridando parole d’eroe moribondo. Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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