Il tempo passa

C Cesare Pavese Cesare Pavese
Günün şiiri · 05 Ekim 2026
0 Altın Yaprak
Quel vecchione, una volta, seduto sull’erba, aspettava che il figlio tornasse col pollo mal strozzato, e gli dava due schiaffi. Per strada — camminavano all’alba su quelle colline — gli spiegava che il pollo si strozza con l’unghia — tra le dita — del pollice, senza rumore. Nel crepuscolo fresco marciavano sotto le piante imbottiti di frutta e il ragazzo portava sulle spalle una zucca giallastra. Il vecchione diceva che la roba nei campi è di chi ne ha bisogno tant’è vero che al chiuso non viene. Guardarsi d’attorno bene prima, e poi scegliere calmi la vite piú nera e sedersele all’ombra e non muovere fin che si è pieni. C’è chi mangia dei polli in città. Per le vie non si trovano i polli. Si trova il vecchiotto — tutto ciò ch’è rimasto dell’altro vecchione — che, seduto su un angolo, guarda i passanti e, chi vuole, gli getta due soldi. Non apre la bocca il vecchiotto: a dir sempre una cosa, vien sete, e in città non si trova le botti che versano, né in ottobre né mai. C’è la griglia dell’oste che sa puzzo di mosto, specialmente la notte. Nell’autunno, di notte, il vecchiotto cammina, ma non ha piú la zucca, e le porte fumose delle tampe dàn fuori ubriachi che cianciano soli. È una gente che beve soltanto di notte (dal mattino ci pensa) e cosí si ubriaca. Il vecchiotto, ragazzo, beveva tranquillo;

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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