Il vino triste (2º)

C Cesare Pavese Cesare Pavese
Günün şiiri · 18 Eylül 2026
0 Altın Yaprak
La fatica è sedersi senza farsi notare. Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate e ritorna la voglia di pensarci da solo. Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii, ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro (l’uomo solo non può non pensare al lavoro) ridiventa l’antico destino che è bello soffrire per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano a mezz’aria, dolenti, come fossero ciechi. Se quest’uomo si rialza e va a casa a dormire, pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi. Può sbucare una donna e distendersi in strada, bella e giovane, sotto un altr’uomo, gemendo come un tempo una donna gemeva con lui. Ma quest’uomo non vede. Va a casa a dormire e la vita non è che un ronzio di silenzio. A spogliarlo, quest’uomo, si trovano membra sfinite e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe che in quest’uomo trascorrono tiepide vene dove un tempo la vita bruciava? Nessuno crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze su quel corpo e baciato quel corpo, che trema, e bagnato di lacrime, adesso che l’uomo, giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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