Il vino triste (1º)

C Cesare Pavese Cesare Pavese
Günün şiiri · 23 Ekim 2026
0 Altın Yaprak
È un bel fatto che tutte le volte che siedo in un angolo d’una tampa a sorbire il grappino, ci sia il pederasta o i bambini che strillano o il disoccupato o una bella ragazza che passa di fuori, tutti a rompermi il filo del fumo. «È cosí, giovanotto, ce lo dico davvero, lavoro a Lucento». Ma la voce, la voce angosciata del vecchio quarantenne — non so — che mi ha stretto la mano nottetempo nel freddo e poi mi ha accompagnato fino a casa, quel tono da vecchia cornetta, non lo scordo, neanche se muoio. Non diceva del vino, parlava con me perché avevo studiato e fumavo la pipa. «E chi fuma la pipa» esclamava tremando «non può essere falso!» Approvai colla testa. Ho trovato ragazze al ritorno, piú aperte, piú sane, colle gambe scoperte — digiuno da mesi — e mi sono sposato soltanto perché ero ubriaco della loro freschezza — un amore senile. Ho sposato la piú muscolosa e la piú impertinente per sapere di nuovo la vita, per non piú morire dietro un tavolo, dentro un ufficio, dinanzi ad estranei. Ma anche Nella fu estranea per me e un allievo aviatore me la vide una volta e ci mise le mani. Ora è morto quel vile — quel povero giovane — capotato nel cielo — no sono io il vile. La mia Nella accudisce un bambino — non so se è mio figlio — ed è tutta di casa e io sono un estraneo

Kamu malı: şairin ölümünün üzerinden 70 yıldan fazla geçti.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

Bu şiire çeviri ekle ·

Bu şiiri puanla

Henüz puan verilmemiş

Yıldıza dokunarak 1–10 arası puan ver

Yorumlar

Yorum yapmak için giriş yapmalısın.

Giriş yap

Bu şiire henüz yorum yapılmamış. İlk sen ol.

Sana daha iyi bir okuma deneyimi sunabilmek için sitemizde çerez kullanıyoruz. Kişisel verilerin KVKK ve GDPR kapsamında işlenir; hangi çerezlere izin verdiğini dilediğin zaman değiştirebilirsin.