Lavorare stanca (1°)

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
I due, stesi sull’erba, vestiti, si guardano in faccia tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli e poi morde nell’erba. Sorride scomposta, tra l’erba. L’uomo afferra la mano sottile e la morde e s’addossa col corpo. La donna gli rotola via. Mezza l’erba del prato è cosí scompigliata. La ragazza, seduta, s’aggiusta i capelli e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso. Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia nella sera, e i passanti non cessano mai. Ogni tanto un colore piú gaio li distrae. Ogni tanto lui pensa all’inutile giorno di riposo, trascorso a inseguire costei, che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi. Se le tocca col piede la gamba, sa bene che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano con un uomo stanotte. O che forse ogni donna ama solo chi perde il suo tempo per nulla. Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine. Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco, interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia. Stringe a sé il mazzo verde — raccolto sul sasso di una grotta — di bel capelvenere e volge al compagno un’occhiata struggente. Lui fissa il groviglio

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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