Ozio (Pavese)

C Cesare Pavese Cesare Pavese
Günün şiiri · 27 Eylül 2026
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Tutti i gran manifesti attaccati sui muri, che presentano sopra uno sfondo di fabbriche l’operaio robusto che si erge nel cielo, vanno in pezzi, nel sole e nell’acqua. Masino bestemmia a veder la sua faccia piú fiera, sui muri delle vie, e doverle girare cercando lavoro. Uno si alza al mattino e si ferma a guardare i giornali nelle edicole vive di facce di donna a colori: fa confronti con quelle che passano e perde il suo tempo, ché ogni donna ha le occhiaie piú stracche. Compaiono a un tratto coi cartelli dei cinematografi addosso alla testa e con passi sostanti, i vecchiotti vestiti di rosso e Masino, fissando le facce deformi e i colori, si tocca le guance e le sente piú vuote. Ogni volta che mangia, Masino ritorna a girare, perché è segno che ha già lavorato. Traversa le vie e non guarda piú in faccia nessuno. La sera, ritorna e si stende un momento nei prati con quella ragazza. Quando è solo, gli piace restare nei prati tra le case isolate e i rumori sommessi e talvolta fa un sonno. Le donne non mancano, come quando era ancora meccanico: adesso è Masino a cercarne una sola e volerla fedele. Una volta — da quando va in giro — ha atterrato un rivale e i colleghi, che li hanno trovati in un fosso, han dovuto bendargli una mano. Anche quelli non fanno piú nulla e tre o quattro, affamati, han formato una banda di clarino e chitarre — volevano averci Masino

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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