Paesaggio III

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
Tra la barba e il gran sole la faccia va ancora, ma è la pelle del corpo, che biancheggia tremante tra le toppe. Non basta lo sporco a confonderla nella pioggia e nel sole. Villani anneriti l’han guardato una volta, ma l’occhiata perdura su quel corpo, cammini o si accasci al riposo. Nella notte le grandi campagne si fondono in un’ombra pesante, che sprofonda i filari e le piante: soltanto le mani conoscono i frutti. L’uomo lacero pare un villano, nell’ombra, ma rapisce ogni cosa e i cagnacci non sentono. Nella notte la terra non ha piú padroni, se non voci inumane. Il sudore non conta. Ogni pianta ha un suo freddo sudore nell’ombra e non c’è piú che un campo, per nessuno e per tutti. Al mattino quest’uomo stracciato e tremante sogna, steso ad un muro non suo, che i villani lo rincorrono e vogliono morderlo, sotto il gran sole. Ha una barba stillante di fredda rugiada e tra i buchi la pelle. Compare un villano con la zappa sul collo, e s’asciuga la bocca. Non si scosta nemmeno, ma scavalca quell’altro: un suo campo quest’oggi ha bisogno di forza.

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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