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C Cesare Pavese Cesare Pavese
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Il mio prete che è nato in campagna, è vissuto vegliando giorno e notte in città i moribondi e ha riunito in tanti anni qualche soldo di lasciti per l’ospedale. Risparmiava soltanto le donne perdute e i bambini e nel nuovo ospedale — lettucci di ferro imbiancato — c’è un’intera sezione per donne e bambini perduti. Ma i morenti che sono scampati, lo vengono ancora a trovare e gli chiedon consigli di affari. Lo zelo l’ha reso ben magro tra il sentore dei letti e i discorsi con gente che rantola e seguire, ogni volta che ha tempo, i suoi morti alla fossa e pregare per loro, spruzzandoli e benedicendoli. Una sera di marzo già calda, il mio prete ha sepolto una vecchia coperta di piaghe: era stata sua madre. La donnetta era morta al paese, perché l’ospedale le faceva paura e voleva morir nel suo letto. Il mio prete quel giorno portava la stola dei suoi altri defunti, ma sopra la bara spruzzò a lungo acqua santa e pregò anche piú a lungo. Nella sera già calda, la terra rimossa odorava sulla bara dov’era un marciume: la vecchia era morta per il sangue cattivo a vedersi sfumare le terre che — rimasta lei sola — spettava a lei sola salvare. Sotto terra, un rosario era avvolto alle mani piagate che, da vive, con tre o quattro croci su pezzi di carta s’eran messe in miseria. E il mio prete pregava che potesse venir perdonata la temerità della vedova che, mentre il figlio studiava coi preti, s’era — senza cercare consiglio — presunta da tanto.

Kamu malı: şairin ölümünün üzerinden 70 yıldan fazla geçti.

Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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