Il dio-caprone

C Cesare Pavese Cesare Pavese
0 Altın Yaprak
La campagna è un paese di verdi misteri al ragazzo, che viene d’estate. La capra, che morde certi fiori, le gonfia la pancia e bisogna che corra. Quando l’uomo ha goduto con qualche ragazza — hanno peli là sotto — il bambino le gonfia la pancia. Pascolando le capre, si fanno bravate e sogghigni, ma al crepuscolo ognuno comincia a guardarsi alle spalle. I ragazzi conoscono quando è passata la biscia dalla striscia sinuosa che resta per terra. Ma nessuno conosce se passa la biscia dentro l’erba. Ci sono le capre che vanno a fermarsi sulla biscia, nell’erba, e che godono a farsi succhiare. Le ragazze anche godono, a farsi toccare. Al levar della luna le capre non stanno piú chete, ma bisogna raccoglierle e spingerle a casa, altrimenti si drizza il caprone. Saltando nel prato sventra tutte le capre e scompare. Ragazze in calore dentro i boschi ci vengono sole, di notte, e il caprone, se belano stese nell’erba, le corre a trovare. Ma, che spunti la luna: si drizza e le sventra. E le cagne, che abbaiano sotto la luna, è perché hanno sentito il caprone che salta sulle cime dei colli e annusato l’odore del sangue. E le bestie si scuotono dentro le stalle. Solamente i cagnacci piú forti dàn morsi alla corda e qualcuno si libera e corre a seguire il caprone, che li spruzza e ubriaca di un sangue piú rosso del fuoco, e poi ballano tutti, tenendosi ritti e ululando alla luna.

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Metnin kaynağı: Kamu malı arşiv

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